Print articleSWAMI PREMANANDA - UN AVATAR IN PRIGIONE
"ALLA FINE LA VERITÀ VINCERÀ"

Un servizio sull’opera e sulle tribolazioni di un famoso maestro spirituale


Un asiatico dai tratti fini con un sorriso raggiante e un’espressione di grande dolcezza sul volto circondato da un’enorme massa di capelli neri ricci che formano come un alone intorno al capo. Swami Premananda indossa un abito color arancione vivo e i suoi movimenti sono rapidi e aggraziati. I seguaci ritengono che sia una grande anima, un avatar, un grande maestro spirituale, come la sua controparte più famosa, Sri Sathya Sai Baba, con il quale ha una sorprendente somiglianza.

Nato nello Sri Lanka nel 1951, la sua nascita era stata predetta da un saggio indiano. Sin dalla più tenera età mostrava i segni che sono tradizionalmente associati ai grandi avatar. Crescendo cominciò a comprendere meglio la sua natura straordinaria e i suoi doni e cominciò a dedicarsi sempre di più a realizzare il suo destino e la sua missione, quella di servire la gente.

Un avatar è per definizione una persona altamente evoluta che porta nel mondo una particolare energia come un servizio all’umanità. Nella storia vi sono tracce di tali esseri in India e in altri paesi dell’Asia, grandi anime che portano particolari benedizioni all’umanità.

Nel 1969 mentre stava facendo un discorso a 200 persone il suo corpo si riempì di luce e un abito color ocra scese su di lui, si trattava del colore ocra o zafferano indossato dai monaci iniziati. All’epoca aveva soltanto 18 anni e da quel momento fu chiamato Swami Premananda (in sanscrito prema significa amore).

Tre anni dopo questo avvenimento miracoloso, dopo aver creato un centro spirituale, Premananda decise di fondare un orfanotrofio a Matale, il suo luogo di nascita, e gli diede il nome “Luogo della pace per tutte le religioni”. Rifece la stessa cosa anni dopo, questa volta nel sud dell’India, a 20 chilometri dalla cittadina di Trichy, costruendo l’Ashram Sri Premananda e l’orfanotrofio. L’Ashram fu inaugurato ufficialmente nel 1989 e l’orfanotrofio ospita circa 600 bambini che ricevono gratuitamente vitto, alloggio, vestiario, istruzione e cure mediche.

Un filo importante che collega in profondità tutta la sua esistenza è l’aspetto spirituale. E’ stato detto che egli sia la reincarnazione di un grande saggio ed erudito, Vivekananda. Si dice anche che Premananda abbia il compito di completare l’opera spirituale iniziata da Sai Baba. Alla morte di Sai Baba, Premananda assumerà determinati compiti specifici, anche se parte di questo processo è già iniziato. Una volta all’anno, nel periodo di buon auspicio in cui ricorre la festa di Shiva, Swami Premananda produce lingam, come aveva fatto Sai Baba per molti anni. La nascita del sacro lingam (la manifestazione miracolosa di oggetti di pietra o di metallo a forma d’uovo) è un evento misterioso che porta una grande benedizione a tutti i presenti e a coloro che lo venerano in qualsiasi momento nel futuro. I lingam sono spesso custoditi nei templi e sono oggetti di culto.

Come spesso accade alle grandi anime, vi sono sempre coloro che cercano di screditarle e Swami Premananda lo ha sperimentato personalmente. Quando la sua reputazione si stava diffondendo e devoti da tutto il mondo affluivano per vederlo e chiedere la sua benedizione e il suo consiglio, era in corso contemporaneamente un’azione per infangare il suo nome. Il suo improvviso arresto e la prigione crearono un grande shock. Fu accusato di ogni sorta di crimini, comprese le violenze sessuali e l’omicidio.

Mentre i seguaci sono ansiosi e preoccupati è interessante osservare con quanto equilibrio Premananda considera la sua situazione. Distaccato, imperturbabile, il buon umore impronta tutto quello che dice e fa e lentamente la prigione è diventata un ashram alternativo. I prigionieri si rivolgono a lui per aiuto e consiglio.

I processi contro di lui sono passati e le accuse sono state trovate infondate. All’inizio c’erano 32 capi d’accusa, ma uno ad uno sono stati contestati e abbandonati. Alcune accuse sono state ritirate ed è risultato che la corruzione della polizia ha avuto un ruolo in questa sordida questione. Anche i media hanno gettato benzina sul fuoco pubblicando articoli senza fondamento su Premananda. Nel corso delle varie sedute si è ricorso al test del DNA per contestare l’accusa di violenze sessuali. La polizia ha usato una violenza ingiustificata: varie ragazze dell’ashram sono state prelevate e messe sotto custodia della polizia al fine di ottenere delle “prove”. I test del DNA hanno dimostrato che Premananda non poteva essere il padre del feto di una ragazza dichiarata incinta. Molte ragazze arrestate dalla polizia chiedevano di ritornare nell’ashram e più tardi hanno dichiarato di essere state costrette a fare deposizioni per incriminare Premananda. Anche l’accusa di omicidio è stata confutata sulla base di ampie prove.

Nonostante la dubbia natura di tutte le accuse contro Swami Premananda egli rimane in prigione con grande costernazione dei suoi seguaci e discepoli. Il sant’uomo si limita a sorridere e dice: “Alla fine la verità vincerà”.