ACCERTAMENTI FATTI DA AMNESTY INTERNATIONAL
PER QUANTO RIGUARDA LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI
UMANI IN INDIA E ALCUNI ESEMPI DI VIOLAZIONI DEL
GENERE COMMESSE DURANTE LE INDAGINI PER IL
PROCESSO DI SWAMI PREMANANDA NEL 1994-1995
Estratto dal rapporto annuale di Amnesty International del 1996 sull’India
In India nel 1995 almeno 100 persone sono morte mentre erano in custodia della polizia o delle forze di sicurezza a causa di torture o di mancate cure mediche… Pur avendo indicato di volerlo fare, l’India non ha ratificato la Convenzione dell’ONU sulla tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, disumane o degradanti.
Nelle prigioni e negli altri luoghi di detenzione le cattive condizioni e i maltrattamenti sono generalizzati e non corrispondono nemmeno alle condizioni minime per il trattamento nelle prigioni secondo gli standard della Nazioni Unite. Le sezioni 330 e 331 del Codice penale indiano proibiscono la tortura.
In India vi sono ampie possibilità di abuso di poteri entro i locali della polizia. Come è stato rilevato da varie National Police Commissions, in India il ricorso alla tortura e ad altre forme di maltrattamenti crudeli, disumani e degradanti è incoraggiato da molti fattori… la polizia ha ampi poteri grazie a varie leggi che permettono di arrestare, detenere e investigar
Chandradevi Kamalanathan, dottoressa in medicina, aveva un posto importante in un grande ospedale privato di Trichy. E’ una devota di Swami Premananda e viveva nell’Ashram quando è stata arrestata con l’accusa di favorire le violenze sessuali e di procurare aborti. Dalla prigione ha scritto una lettera al giudice della Sessions Court di Pudukottai:
“Sto scontando la prigione da 14 mesi senza aver commesso alcun crimine... L’ispettore del CB CID, Kuppuswami, mi ha chiesto di dichiararmi complice dicendo menzogne su Swami Premananda in cambio della ricompensa di poter uscire immediatamente di prigione su cauzione... Se non l’avessi fatto ha detto che non sarei uscita di prigione nemmeno su cauzione... Non posso dire bugie soltanto per uscire di prigione… Tutto quello che raccontano i giornali non è mai accaduto nell’Ashram dove si praticano regolarmente la preghiera e il servizio.”
Vinayasoundari Raman, la sorella maggiore di Swami Premananda è stata condotta negli uffici di polizia di Thuvaramkurichi il 20.11.94. Ha dichiarato:
“Ho visto dei poliziotti con dei grossi bastoni che colpivano il segretario dell’Ashram, Swami Kamalananda. Quel giorno ho sentito che i poliziotti picchiavano un ragazzo dell’Ashram, Paul Nesan (che poi divenne un testimone importante come complice nel caso di omicidio). Lo sentii gridare, lo stavano forzando a dire false testimonianze contro mio fratello Swami Premananda.”
Rapporto di Amnesty International: La polizia deve raramente rendere conto pubblicamente del suo operato. Nessun gruppo o ufficio indipendente ha l’autorità per visitare gli uffici della polizia o controllare i rapporti e risulta che raramente il potere giudiziario esercita questa funzione.
Sam Perera, devoto di Swami Premananda, che allora aveva 28 anni, racconta come è stato torturato dalla polizia:

Il mio corpo era dolorante e tutto insanguinato. Mi portarono negli uffici della polizia a Trichy, non potevo muovermi, sedere o dormire per sette giorni e non mi diedero alcuna medicina. Avevo gli stessi vestiti. Non venne alcun dottore, alcuni poliziotti mi diedero da mangiare, ma non potevo muovere le mani o la bocca per mangiare. Crearono delle foto ritagliando foto di donne e mettendole accanto a quella di Swami Premananda e cercarono di forzarmi a dire che le avevo fatte io. Avevo una forte febbre, ma cominciarono a picchiarmi nuovamente. Si spaventarono perché cominciai a perdere molto sangue dalle mie emorroidi, soltanto allora consultarono un medico che mi diede delle medicine. Rimasi lì fino al 5 dicembre. Ero in prigione col complice Ambikananthan, era molto amico con i poliziotti e diceva e faceva quello che volevano.
Doris Alber, italiana, che allora aveva 23 anni racconta:
“Ho assistito alle indagini degli ispettori del CB CID Palaniswami e Kuppuswami e del loro gruppo. Ho visto mentre picchiavano i ragazzi dell’Ashram con i bastoni, li vedevo inginocchiati davanti a Palaniswami mentre li interrogava. Di tanto in tanto li colpiva in faccia e sullo stomaco con le sue scarpe pesanti e appuntite. Ho anche visto la polizia picchiare senza pietà Sam Perera.”
Amnesty International, sulle torture della polizia in India (rapporto del 25.3.1992)
La tortura dei sospetti è diventata parte della prassi quotidiana della polizia in tutta l’India, dove centinaia, se non migliaia di persone sono morte di percosse negli ultimi anni e le donne sono regolarmente soggette a violenze sessuali nelle celle delle prigioni. Le torture e le morti continuano perché la polizia sa che vi sono scarse possibilità che la lunga mano della legge la possa colpire, anche se uccidono la vittima e la verità viene rivelata...

Kumari T. di 19 anni ha raccontato alla giornalista tedesca Heike Taruttis:
“Sono stata prelevata a forza dall’Ashram dalla polizia, benché vivessi lì con la mia famiglia. Tutte le ragazze dissero che Swami Premananda non le aveva mai violentate, ma le poliziotte si arrabbiarono, spogliarono le ragazze e le picchiarono dicendo che dovevano dichiarare che Swami le aveva violentate. Le colpivano selvaggiamente con bastoni e con i pugni, mentre erano nude, le colpivano su tutto il corpo. Facevano una domanda e le picchiavano. Ci svegliavano la notte e ci interrogavano quando eravamo mezze addormentate, ci chiesero molte volte di firmare delle carte, c’era scritta soltanto una frase e dopo scrivevano quello che volevano. Se rifiutavamo di firmare ci picchiavano.
Mio padre dovette presentarsi in tribunale per farmi uscire. Le avvocate Vasuki e Sudha della Women’s Organization dissero a me e a Vellayamma di non ascoltare i genitori e di dire loro che non saremmo tornate a casa prima di sei mesi. Dissero che la gente dell’Ashram minacciava di ucciderci.”
Vellayamma aveva soltanto 15 anni e viveva nell’Ashram quando la polizia la prelevò. Disse alla giornalista tedesca Heike Taruttis:

“La polizia mi ha colpita ripetutamente con un grosso bastone e con le mani. Dicevano ‘aspettiamo che tu dici che Swami Premananda ti ha violentata, ti picchieremo fino a quando non lo dirai’. Ci picchiarono ogni giorno per 8 giorni. Le avvocate Sudha e Vasuki ci dissero che se fossimo ritornate all’Ashram non avremmo potuto continuare a studiare perché avevano preso i nostri certificati che permettono di continuare gli studi. Però mio padre e mia madre vennero a prendermi al tribunale e il giudice mi permise di parlare con loro prima dell’udienza. Ho conosciuto Swami Premananda per quattro anni, è una persona buona ed è per questo che mi piace stare nell’Ashram.”
Amnesty International: Durante l’esame del rapporto iniziale sull’India al Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, il Comitato ha espresso preoccupazione circa la notizia di regolari maltrattamenti, punizioni corporee, torture e violenze sessuali sui bambini negli istituti di detenzione.
Kumari ha dichiarato: “Ci fecero dei barbari test di verginità senza informare i genitori e senza il loro permesso. C’erano 8 dottoresse, 4 per ogni ragazza. Misero del cotone su dei lunghi bastoncini di cocco con cui si fanno le scope e ce li hanno infilati dentro. Lo hanno fatto anche a Lillismary che aveva soltanto 14 anni, faceva molto male. Fuori dell’ospedale c’era molta gente che ci guardava entrare e uscire a causa degli articoli sui giornali. Eravamo tutte traumatizzate da questi fatti.”
(Questa dichiarazione è stata confermata da Aruljothy, Mallika, Udaya, Kanchana, Vellayamma e Lilismary. I risultati dei cosiddetti test di verginità sono stati pubblicati dai media, dicendo che tutte le ragazze non erano vergini.)
Rapporto di Amnesty International: I poliziotti di grado superiore spesso danno via libera alla tortura, occultano sistematicamente le morti per torture e corrompono o minacciano i testimoni.
Srikanthan Arumugam insieme alle sue due sorelle Mallika e Udaya sono stati allevati da Swami Premananda fin dell’infanzia. Qui racconta la sua storia:
“Le mie sorelle sono state prelevate a forza dalla polizia e portate alla casa per poveri Udavum Karangal di Madras. Il 10.1.95 ho avuto il permesso del sovrintendente della polizia per visitare le mie sorelle, ero tanto preoccupato, avevo soltanto 22 anni. Due poliziotte e il gestore della casa, Vidyakar, mi dissero che non potevo avvicinarmi a loro, potevo vederle a distanza per tre minuti e piangevano tutto il tempo. Vidyakar mi disse di ritornare dopo dieci giorni. Ottenni nuovamente il permesso del sovrintendente e mi dissero di andare dall’AIDWA (gruppo per la difesa delle donne) e di aspettare. C’era Anand Mohan che aveva fatto uscire dall’Ashram Suresh Kumari (la ragazza che aveva dichiarato di essere stata violentata da Swami Premananda). Tutti sapevano che fosse un alcolizzato e un drogato. Mi disse che Swami Premananda sarebbe stato impiccato e che se fossi passato dalla parte della polizia mi avrebbero dato una casa, un buon lavoro e soldi. Io risposi che volevo soltanto vedere le mie sorelle, allora la polizia disse che dovevo fare una richiesta alla Corte. La sera mi portarono alla Egmore Court, dove il giudice annunciò che ero in India senza essere stato registrato (non era vero, ero stato registrato dall’Ashram insieme agli altri cittadini dello Sri Lanka). Mi misero in prigione dal 21.1.95 al 16.11.95, poi potei uscire su cauzione. Nel dicembre gli agenti del CB CID Mohan e Saravanan mi presero e mi picchiarono costringendomi a firmare dei fogli bianchi per avere prove contro Swami Premananda… Mi costrinsero a stare in un campo per rifugiati. Più tardi ritornai all’Ashram… Ero preoccupato per le mie sorelle, non avevo notizie da loro da un anno. Andai al tribunale di Pudukottai dove la polizia mi prese e mi trattenne per quattro giorni senza motivo. L’ispettore Kuppuswami mi assalì ripetutamente dicendo che se non avessi testimoniato contro Swami Premananda avrebbero mandato le mie sorelle a Bombay come prostitute. Feci finta di cedere così potei vedere le mie sorelle, le quali mi dissero che la polizia le aveva terribilmente spaventate dicendo che se non testimoniavo contro Swami Premananda mi avrebbero ucciso e avrebbero gettato il mio corpo nel fiume Kuvalam, nella città di Chennai.
Alla fine in tribunale dissi la verità, che Swami Premananda non aveva mai violentato alcuna ragazza, né ucciso, ma il giudice Banumathy e i membri dell’accusa risero e rifiutarono la mia testimonianza.”

Srikanthan, a sinistra, con suo cognato e le sorelle Mallika e Udhaya con
Swami Premananda davanti al tribunale di Trichy nel 1999
Nota: Dopo il processo alla Sessions Court le due sorelle Mallika e Udhaya presentarono dichiarazioni alla Corte affermando di essere state torturate dalla polizia e costrette a dare false testimonianze contro Swami Premananda. Ora sono sposate e vivono nell’Ashram.
Le dichiarazioni sopra riportate sono solo alcune fra quelle di residenti dell’Ashram che subirono gli abusi della polizia, altre vittime furono l’accusato, impiegati dell’Ashram, giovani e operai.
