INFORMAZIONI SUL PROCESSO PENALE
CONTRO SWAMI PREMANANDA ![]()
Swami Premananda è un monaco indù nato nello Sri Lanka, dove aveva fondato e organizzato vari centri spirituali. Dopo i disordini etnici del 1983, Swami Premananda e molti dei suoi seguaci si recarono nel Tamil Nadu, in India, dove crearono una nuova missione spirituale e sociale. Swami Premananda costruì un ashram a Fathimanagar nei pressi di Tiruchirapalli (Trichy). Ben presto affluirono moltissimi devoti indiani e stranieri per ricevere le sue benedizioni e i suoi consigli spirituali. Insieme all’ashram costruì un orfanotrofio e una scuola per bambini poveri e creò vari programmi per aiutare i poveri della popolazione locale. All’inizio degli anni 90 l’influenza di Swami Premananda andava crescendo in India e in molti paesi occidentali, dove i devoti crearono centri spirituali e seguirono i suoi insegnamenti.
(vedi anche ‘Swami Premananda – La sua vita’)
Nel 1994 la sua missione e la sua influenza stavano crescendo nettamente, ma dopo una campagna di stampa piena di accuse diffamatorie fu intentata un’azione legale contro Swami Premananda e alcuni dei suoi più stretti collaboratori e discepoli. Nel novembre 1994 iniziò un processo penale basato su false prove che aveva per principali accuse la violenza sessuale su alcune ragazze che vivevano nell’orfanotrofio e l’uccisione di un cittadino dello Sri Lanka che risiedeva nell’ashram.
Queste due accuse furono messe insieme e venne aggiunta quella di cospirazione, in violazione della legge indiana seconda la quale ogni accusa dev’essere trattata separatamente

in manette.
Swami Premananda e altre 6 persone furono arrestate e imprigionate nel novembre 1994. Swami Premananda fu condannato a un doppio ergastolo nel 1997 dalla Sessions Court di Pudukottai.
L’Alta Corte di Chennai (Madras) nel 2002 e la Supreme Court di Delhi nel 2005 hanno confermato il verdetto.
Nonostante queste conferme, dall’inizio del processo fino alla sua conclusione sono sorti molti interrogativi che hanno mostrato l’inconsistenza delle accuse, ma questi interrogativi e i relativi fatti non sono mai stati accettati o chiariti dalle autorità giudiziarie.
Sia l’inizio dell’azione penale che le procedure investigative si sono dimostrati molto sospetti. Il modo in cui è stato condotto il processo e la posizione della Sessions Court su alcuni punti chiave sollevano molte domande. Anche la sentenza contro Swami Premananda è dubbia dal punto di vista legale, un doppio ergastolo consecutivo non esiste nemmeno nel codice penale indiano.
L’azione della giustizia contro Swami Premananda non è iniziata con una denuncia alla polizia, ma con una campagna di stampa diffamatoria durata vari mesi.
Una ragazza, di nome Suresh Kumari, che era cresciuta nell’orfanotrofio e Latha, una residente, furono attirate fuori dell’ashram con promesse materiali in cambio di false accuse contro Swami Premananda. Le due donne accettarono di essere intervistate e di parlare alla stampa di supposti soprusi, secondo i quali Suresh Kumari sarebbe stata vittima di violenze sessuali nell’ashram. I primi articoli apparsi nella stampa contenevano allusioni vaghe e generali riguardo a misfatti compiuti nei confronti delle ragazze dell’ashram.

L’Indian Democratic Women’s Association (AIDWA), un’organizzazione di assistenza sociale per le donne, legata al movimento comunista, venne implicata nella campagna diffamatoria e inviò lettere e fax a varie autorità del Tamil Nadu chiedendo che si investigasse sul caso. Il partito al governo del Tamil Nadu ordinò alla polizia di Chennai di recarsi a 300 chilometri a sud, a Tiruchirapalli, e di indagare sul caso. Entro alcune settimane tutto lo stato del Tamil Nadu fu sommerso da una massa di articoli violenti che accusavano Swami Premananda di ogni genere di misfatti atroci, creando tensione e rabbia nella popolazione.
Vale la pena di notare che il primo articolo apparso sul quotidiano Indian Express data del 3.11.1994, mentre Suresh Kumari aveva presentato la sua denuncia alla polizia soltanto il 16.11.1994, accusando Swami Premananda di averla violentata 8 anni prima.
Vale la pena di notare che il primo articolo apparso sul quotidiano Indian Express data del 3.11.1994, mentre Suresh Kumari aveva presentato la sua denuncia alla polizia soltanto il 16.11.1994, accusando Swami Premananda di averla violentata 8 anni prima.
Ai termini della legge indiana un’accusa fatta 8 anni dopo il supposto crimine non può essere accettata, né può dare luogo ad azioni legali. Nonostante ciò la polizia, che aveva già iniziato le indagini ed era presente in forza nell’ashram, arrestò immediatamente Swami Premananda e alcuni dei suoi discepoli e devoti.
La madre di Suresh Kumari, R. Deivanai, dichiarò al processo che sua figlia era stata corrotta da persone che avevano persino ammesso in tribunale di voler screditare Swami Premananda. Disse inoltre che le sue figlie non si erano mai lagnate con lei e sarebbe stato logico che raccontassero queste cose innanzitutto alla madre che viveva accanto a loro nell’ashram, invece di andare dalla stampa.
4.1. Le violenze sessuali
Il 19 e il 20 novembre molte persone dell’ashram furono prelevate dalla polizia per indagini e accertamenti.
In totale 20 ragazze e donne da 15 a 35 anni furono prelevate per essere interrogate. Questo fatto costituisce una violazione della legge indiana, ai termini della quale (articolo 160 del Codice di procedura penale) una donna non può essere allontanata dalla propria residenza per nessun tipo di indagine o interrogazione. Il fatto che il sistema giuridico indiano abbia creato tali leggi basta da sé a dare un’idea del genere di soprusi, come lo stupro e le molestie sessuali, che avvengono durante le indagini della polizia sulle donne. (Vedi articolo sugli accertamenti di "Amnesty International")
Ram Jethmalani, consulente legale dell’accusato ed ex ministro indiano della giustizia, ha dichiarato quanto segue:
“Mentre la sezione 160 del codice autorizza la polizia a richiedere la presenza dei testimoni negli uffici della polizia per le indagini su un caso, la stessa disposizione impone forti restrizioni a tale facoltà. Nessuna donna può essere costretta a recarsi in un posto diverso da quello in cui risiede. Ne consegue che la deposizione dev’essere registrata al suo domicilio senza che venga messa in una situazione in cui la polizia può interferire sul suo giudizio con minacce, pressioni o promesse. Il comportamento della polizia il 19 e 20 novembre 1994, in cui furono prelevate 20 ragazze, portate negli uffici di polizia e interrogate, è un’evidente violazione di queste disposizioni. Le ragazze non erano accusate e non potevano essere arrestate. Non avevano dichiarato di essere state violentate quando erano state contattate per la prima volta nell’ashram. Perché quindi sono state prelevate dalla loro residenza per essere interrogate negli uffici della polizia, inoltre non da donne poliziotto ma da poliziotti? Queste ragazze, che non volevano lasciare l’ashram e non volevano andare con la polizia, sono state prelevate con la forza e portate in un altro posto contro la loro volontà.
In questo modo la polizia ha commesso una violazione con sequestro di persona e isolamento abusivo. Gli interrogatori presso gli uffici di polizia sono una violazione della legge di cui sopra. Questa violazione può avere tre conseguenze:
a) screditare gravemente le deposizioni delle ragazze;
b) rendere inammissibile la loro testimonianza al processo;
c) screditare il processo.”
4.2 Isolamento e tortura delle supposte vittime da parte della polizia
Da dette indagini presso gli uffici di polizia sono state ottenute 13 deposizioni (ai sensi dell’articolo 161 del Codice di procedura penale) che accusano Swami Premananda di violenze sessuali. Le ragazze supposte vittime sono state tenute sotto custodia contro il loro volere (prima presso l’istituto STEPS di Pudukottai e poi nell’organizzazione sociale Udavum Karangal di Chennai) per più di due anni, ossia fino alla fine del primo processo.
Nel gennaio 1995, in una deposizione di fronte a un magistrato, quindi nel corso del processo, una delle ragazze, Aruljothy, allora testimonio dell’accusa, ha dichiarato che erano stati usati nei loro confronti pesanti metodi di tortura fisica e mentale per forzarle a dichiarare che sarebbero state violentate dall’accusato.
Nella sentenza della Sessions Court si ammette questo fatto e si legge:
“…Senza dubbio nell’Ex.D.10, Aruljothy, testimone dell’accusa n. 14, ha dichiarato: “soltanto dopo che la polizia ha picchiato me e le altre ragazze abbiamo detto che Swami Premananda ci aveva violentate”. Anche se è stata usata violenza, l’uso di una leggera violenza può essere essenziale per rompere la riluttanza delle vittime e liberarle dalla paura e dal condizionamento. Questo leggero uso della forza non è stato fatto per impaurire le ragazze inficiando il valore della loro testimonianza.”
Inoltre dopo il processo, quando le ragazze sono state rilasciate dalle case in cui erano detenute, alcune di loro hanno presentato deposizioni alla High Court di Chennai spiegando in dettaglio come erano state torturate e forzate ad accusare Swami Premananda. Ma queste deposizioni sono state ignorate. Alcune ragazze sono ritornate a vivere nell’ashram e hanno rifiutato i risarcimenti offerti loro dal tribunale dopo la sentenza, per dimostrare che le loro accuse contro Swami Premananda erano state inventate e ottenute da loro con la forza, contro la loro volontà.
Aruljothy ha dichiarato:
“...Alcune ragazze sono state picchiate tanto che sono svenute… Siamo state imprigionate nelle case di Udavum Karangal per due anni… La polizia ha detto che se fossimo andate contro di loro dicendo la verità ci avrebbero rotto le ossa e messe in una casa per prostitute...”
(vedi l’articolo di Aruljothy: ‘La vera storia del processo contro Swami Premananda')
Sulla base delle dichiarazioni ai sensi dell’articolo 161 del Codice di procedura penale inizialmente fu intentato un processo contro Swami Premananda e altri sei residenti dell’ashram per violenze sessuali. Più tardi furono aggiunte nuove accuse di omicidio, cospirazione e frode.
4.3 Il test del DNA
Per dimostrare con prove mediche che Swami Premananda violentava le ragazze si inventò che una delle ragazze, Aruljothy, avrebbe abortito un feto nel gennaio 1995, feto che fu esaminato dall’esperto legale dell’accusa, dr. Lalji Singh. L’accusa ha dichiarato che dal test risultava che Swami Premananda era il padre del feto. In seguito il dr. Singh testimoniò in altri due casi con analisi molto sospette.
L’avvocato della difesa è ricorso ad un altro esperto del DNA proveniente dal Regno Unito, il genetista di fama mondiale dr. Wilson J. Wall, i cui risultati diedero prove contrarie. I suoi risultati ottenuti in base alle norme internazionali sul DNA (non utilizzate dal dr. Singh) hanno dimostrato senza ombra di dubbio che Swami Premananda non era il padre del feto. I risultati del test del dott. Wall e le sue spiegazioni scientifiche non sono neppure state prese in considerazione dalla Corte.
Relazione del dr. Wall alla Corte:
“...I risultati definitivi sono stati disponibili il 20 aprile 1997. La conclusione è che è impossibile che l’accusato Premananda, il cui sangue è stato prelevato di fronte a questa onorevole Corte, sia il padre del tessuto fetale… La mia prima opinione che i metodi e le conclusioni del dr. Singh fossero sbagliati è ora confermata al 100% dai risultati del laboratorio del Regno Unito… Quando affermo che l’accusato non è padre del feto, voglio dire che non c’è nessuna possibilità neanche infinitesima che sia lui il padre.”
(Il libro del dr. Wall ‘The DNA Detectives’, pubblicato nell’agosto 2005, sottolinea il caso di Swami Premananda come esempio evidente dell’abuso del DNA)
Ram Jethmalani, avvocato dell’accusato ed ex ministro indiano della giustizia, ha dichiarato quanto segue:
“La sordida manipolazione delle deposizioni del teste dell’accusa 14 (Aruljothy) è stata ampiamente dimostrata ed è un triste esempio dei luridi metodi ai quali alcuni investigatori della polizia possono ricorrere per far condannare un innocente. Dimostra come i tentacoli dell’influenza politica possano corrompere scientifici di alto livello e trascinarli al servizio della polizia.
I poliziotti colpevoli di tali azioni dovrebbero essere severamente puniti affinché persone del genere vengano espulse dalle forze di polizia. Una società retta dalla legge ha bisogno di una struttura investigativa completamente incorruttibile. E’ altresì indispensabile che essa non solo sia incorruttibile, ma venga considerata incorruttibile dall’uomo comune.”
Inoltre, le deposizioni delle 13 ragazze e di altri testimoni dell’accusa, che sono state prima registrate presso la polizia, poi scritte come deposizioni e infine depositate in tribunale, erano completamente piene di contraddizioni autodistruttive e di dichiarazioni ridicole. Tutte sono state confutate dalla difesa e dalle chiare dichiarazioni di vari testimoni della difesa, fra i quali vi erano professionisti di alto livello di vari paesi. Tutto ciò è stato respinto dalla Corte senza nessuna spiegazione giuridica.
Aruljothy disse:
“...Mesi prima che dovessimo testimoniare siamo state portate in un’altra casa per indigenti a Pudukottai, chiamata Steps. Li siamo state istruite sistematicamente a raccontare storie disgustose contro Swami Premananda. E’ sorprendente che ciò venisse fatto da avvocati che agivano per conto della polizia… E’ ancora più sorprendente che la pubblica accusa, il sig. Varadarajan, prendesse parte a questa operazione, per cui si può comprendere che tutto il processo fosse stato montato da lui. Dovevamo imparare ogni parola tutta la notte e ripeterle all’ispettore Kuppuswami e agli avvocati. Fu allora che Kuppuswami mi attaccò, colpendomi direttamente agli occhi con i pugni.”
(vedi l’articolo di Aruljothy: ‘La vera storia del processo contro Swami Premananda’)
4.4. L’accusa di omicidio
L’accusa di omicidio fu aggiunta due mesi dopo l’inizio del processo. Swami Premananda fu accusato di aver ucciso un uomo dello Sri Lanka, Ravi, che abitava nell’ashram. Era un malato mentale ed era morto lì alcuni anni prima. La famiglia e i residenti dell’ashram ne erano al corrente. Il deceduto fu presentato dall’accusa come uno studioso con qualifiche d’ingegnere che denunciava i misfatti di Swami Premananda e pertanto fu da lui ucciso.
Le cartelle mediche dell’Angoda State Mental Hospital, dove era stato in degenza per vari anni nello Sri Lanka, e le dichiarazioni della famiglia provavano che era un malato mentale sottoposto a intense cure mediche.
(per maggiori dettagli vedere l’articolo ‘L’accusa di omicidio’ di Ella Combé)
Inoltre non fu portata alcuna prova a sostegno del supposto omicidio organizzato da Swami Premananda, eccetto alcune dichiarazioni molto contraddittorie dei testimoni dell’accusa e un test che fu chiaramente confutato dal dr. Purandare, un altro eminente esperto della difesa. Anche le prove da lui apportate non furono prese in considerazione dalla Corte.
L’accusa di omicidio fu basata sulle dichiarazioni dell’approver2 Ambikananthan nelle quali affermava di essersi unito a Swami Premananda e a cinque altre persone per uccidere Ravi. Eppure non era nemmeno presente nell’ashram il giorno della morte di Ravi.
Ram Jethmalani, avvocato dell’accusato ed ex ministro indiano della giustizia, dichiarò quanto segue:
“Normalmente quando un ‘approver’ testimonia, ammette di essere stato un cospiratore e indica come sia avvenuto. In questo stranissimo caso Ambikananthan nega di aver partecipato alla cospirazione o di aver istigato l’uccisione di Ravi. Egli nega anche di aver partecipato a qualsiasi altra cospirazione o all’occultamento di prove. E’ uno scherzo legale, una frode e un abuso del processo.”
Ambikananthan avrebbe detto in tribunale che le sue dichiarazioni riguardanti l’omicidio sarebbero state confermate dalla testimonianza di quattro ragazzi dell’ashram, ma i ragazzi hanno negato quello che egli aveva detto. Anche la moglie di Ambikananthan ha testimoniato in tribunale contro di lui, dichiarando che stava mentendo.
Il collegio di difesa di Swami Premananda ha esposto molto chiaramente e con molti dettagli tutti i suddetti punti grazie al lavoro estremamente qualificato svolto in occasione della Sessions Court, della High Court e della Supreme Court. Ram Jethmalani è riverito in India e all’estero come un eminente avvocato e ha difeso Swami Premananda alla Sessions Court e alla Supreme Court. Al momento dell’appello presso la High Court era ministro della giustizia, quindi non poteva difendere Swami Premananda al processo. Tutti gli argomenti apportati durante il processo erano stati brillantemente studiati e fra l’altro avevano eloquentemente dimostrato quanto sopra detto.
Eppure tutte le questioni e i fatti da lui esposti, che avrebbero potuto demolire le teorie dell’accusa, sono stati ignorati e non vi è stata nessuna possibilità che fossero chiariti o considerati. Anche i test scientifici e le conclusioni legalmente vincolanti di emeriti scienziati della difesa non sono stati presi in considerazione.
Per esempio nel verdetto della Sessions Court si legge:
“Il testimone 49 della difesa (dr. Wall) chiamato e pagato dalla difesa è notevolmente a favore dell’accusato, quindi la sua testimonianza e il rapporto EX.D. 98 sono da respingere.”
Il dr. Wall ha commentato (in una intervista del 2001):
“Non siamo partigiani, sia che siamo impiegati dalla difesa o dall’accusa. Il nostro compito è di mettere le cose in chiaro per la Corte affinché possa giungere ad una decisione valida… Tutto l’uso degli esperti per il tribunale è indipendente da chi li impiega. Quello che cerchiamo di fare è aiutare la Corte a giungere alla giusta conclusione. In realtà siamo per la Corte e compito della Corte è accertare la verità.”
“...Se i due esperti non riescono a mettersi d’accordo il giudice può ordinare che venga rifatto il test. E’ più probabile, se la differenza fra i due risultati è così grande, che il giudice dica di non accettare come prova il DNA in quel dato caso. Se i due esperti non arrivano ad un accordo, non possiamo sapere quale prova accettare e non accettiamo nessuna delle due. Questa è la prassi normale.”
Incoerenze, comportamenti scorretti e procedure illegali durante le indagini, oltre a contraddizioni molto discutibili nelle varie deposizioni dell’accusa sono stati segnalati dalla difesa, ma sono stati ignorati. In particolare le deposizioni dei testimoni della difesa sono state sistematicamente ignorate non si sa per quale motivo (a parte il fatto che erano a favore dell’innocenza dell’accusato, cosa che è normale trattandosi di testimoni della difesa). Tutto ciò ha impedito all’accusato di dimostrare in qualsiasi modo la sua innocenza, uno dei principi fondamentali del sistema giudiziario indiano. In sostanza sembra che la difesa non sia stata minimamente presa in considerazione.

Ram Jethmalani, avvocato della difesa dell’accusato ed ex ministro indiano della giustizia, ha dichiarato:
“L’onorevole Corte deve prendere distanza dal pregiudizio provocato dai media, dai politici e dalle dimostrazioni pubbliche che sono continuate anche durante il processo. La Corte deve ricordarsi che il coraggio nel giudizio fa parte dell’onestà della giustizia… La Corte esiste tanto per proclamare l’innocenza quanto per punire i colpevoli… I testimoni dell’accusa non hanno elementi consistenti da avanzare. Le discrepanze nelle loro deposizioni, le loro falsità, le loro omissioni, i miglioramenti e le contraddizioni sono stati discussi in dettaglio...
Sarebbe il più grossolano errore giudiziario della storia se uno qualsiasi degli accusati venisse ritenuto responsabile di questo falso omicidio che non ha mai avuto luogo.”
6. Il risultato finale e la situazione attuale
La Sessions Court ha dichiarato che in questo caso particolare non dev’essere possibile nessuna remissione o amnistia, però secondo il Codice penale indiano e la Costituzione dell’India questo potere di decisione non spetta a nessuna autorità giudiziaria, ma al governo. Eppure questo principio è stato confermato da tutte le Corti, senza considerazione per l’innocenza di Swami Premananda, ed è una netta violazione dei diritti umani. Il significato implicito e lo scopo di questa azione è chiaramente che Swami Premananda non abbia mai più la possibilità di uscire di prigione.
Ora Swami Premananda sta scontando la sua condanna in prigione nel Tamil Nadu. Sta soffrendo di varie malattie gravi (diabete con conseguente cecità, ipertensione e asma grave) e il governo gli ha negato il diritto di avere opportune cure mediche, ancora una volta in violazione dei diritti umani fondamentali.
Tutti questi fatti ci fanno rendere conto che dietro il desiderio del rispetto della giustizia, dichiarato dalle autorità in questo caso particolare, esiste un problema e un disegno particolare. A questo stadio non è nostra intenzione andare più in profondità su questa questione.
A questo punto il nostro desiderio è che Swami Premananda e gli altri accusati del processo siano trattati con giustizia e con umanità.
Swami Kamalananda, ex ingegnere capo, segretario dell’ashram:
Doppio ergastolo consecutivo e ammenda.Dott. Chandradevi Kamalanathan, M.B.B.S. dottoressa dell’ashram:
Prigione per due anni, sette mesi e due giorni (periodo già scaduto) e ammenda.Balendran Shanmugan, ingegnere:
Ergastolo e dieci anni di prigione consecutivi e ammenda.Nandakumar Somasundaram, fratello di Swami:
Ergastolo e dieci anni di prigione consecutivi e ammenda.Sathishkumar Sabaratnam, orfano cresciuto nell’ashram, studente d’ingnegneria:
Ergastolo e dieci anni di prigione consecutivi più un anno e ammenda.Mayilvaganam Pakkirisami, zio di Swami, deceduto nel 2001, tesoriere
2 Un approver è il complice di un delitto, che viene perdonato dalla Corte per aver detto la verità.
