RELAZIONE SULL’ACCUSA DI OMICIDIO
DI ELLA COMBÉ, FISIOTERAPISTA TEDESCA
Swami Premananda è stato accusato di aver ucciso un giovane dello Sri Lanka di nome Ravi Sithambaranathan nell’aprile del 1991. L’accusa dichiara che Ravi era un uomo normale che viveva nell’ashram, il quale aveva scoperto che Swami Premananda molestava le ragazze che gli erano affidate. L’accusa dice che intendeva denunciare tali fatti, pertanto Swami Premananda, Swami Kamalananda, lo zio di Swami Mayailvaganam (morto nel 2001) e il fratello di Swami Nanda Kumar, insieme all’orfano Sathish Kumar e al devoto Balan avrebbero ucciso Ravi.
Questa è la vera storia raccontata da Ella Combé:

Ella Combè, fisioterapista tedesca
Soffriva di schizofrenia da quindici anni, da quando era ragazzo. Era appena uscito dall’ Angoda State Mental Hospital dello Sri Lanka. Le cartelle mediche dell’ospedale sono state presentate alla Corte dimostrando i suoi gravi disturbi psichici. Dal rapporto risultava anche chiaramente che era trattato con Haldol, una medicina per malati mentali.
Come professionista per me era chiaro che prendesse medicine per mantenersi calmo. In seguito Ravi divenne molto aggressivo, causando costantemente problemi ai residenti dell’ashram e ai visitatori. Poiché era tanto malato eravamo tristi per lui ma era impossibile aiutarlo. Gridava sempre chiedendo cose in modo ossessivo, non si puliva, strappava i suoi vestiti e li gettava via, oppure grattava la schiena contro le rocce finché la pelle sanguinava.
L’accusa ha cercato di provare che Ravi era sano, ma tutti sanno che aveva gravi disturbi mentali, come è dimostrato dal certificato dell’ospedale governativo dello Sri Lanka presentato alla Corte. L’accusa ha anche dichiarato che Ravi è stato spostato in un kudil semicircolare soltanto due settimane prima di morire. Questo è completamente falso, perché Ravi vi fu spostato molti mesi prima di morire. L’accusa crede veramente che le centinaia di residenti dell’ashram che erano ricercatori spirituali onesti e sinceri, compresi molti stranieri, sarebbero rimasti tranquilli se un uomo fosse stato picchiato e lasciato morire proprio nell’ashram? Quello che l’accusa suggerisce è semplicemente ridicolo.
In realtà quando Ravi venne a vivere di fronte a me, Lora ed io cominciammo ad occuparci di lui. Presi la responsabilità della sua pulizia, lo facevo lavare, lavavo i suoi vestiti e portavo acqua per lavare la sua stanza. Trascorrevo molto tempo a pulire le ferite che si era inflitto. Si era fatto una brutta ferita sull’avambraccio che era costantemente infetta. La pulivo e gli davo antibiotici, ma lui li sputava. Usava spalmare le sue feci sulla ferita appena pulita. Ero triste per lui perché era stato abbandonato dalla famiglia e cercavo di aiutarlo.
Molto tempo prima della sua morte Swami Premananda scrisse ai genitori di Kadjan e Ravi chiedendo loro di riportare i figli nello Sri Lanka perché non eravamo in grado di prenderci cura di loro, dato che avevano gravi disturbi mentali. Il padre di Kadjan venne a prenderlo qualche mese dopo, ma i genitori di Ravi non vennero. Partii per la Germania nel marzo 1991 e poco dopo ricevetti una lettera dell’ashram in cui mi informavano che Ravi era morto. La sorella di Ravi, Jaya, mi scrisse e risposi spiegando quanto fosse stato difficile aiutarlo perché rifiutava ogni genere di assistenza.
Lora era rimasta nell’ashram ed era presente quando morì, insieme a molti altri che hanno testimoniato a favore di Swami Premananda. Nessuno ha visto picchiare Ravi o rinchiuderlo per farlo morire, il fatto è successo in pieno giorno. Si tratta di falsità, così come è ridicolo ed esagerato che venisse bruciato segretamente, come viene affermato dall’accusa. Ho incontrato molti indiani, gente dello Sri Lanka e occidentali che erano presenti alla sua sepoltura e che porsero l’ultimo omaggio al suo corpo il giorno della morte.
Persino la moglie del supposto complice che si era rivolto contro Swami Premananda e aveva testimoniato contro di lui testimoniò contro il marito dicendo che aveva mentito. Lei cucinava e inviava il cibo a Ravi, è lei che trovò il corpo il mattino del 17 aprile 1991.
Come ha scritto Lora Marsh nella sua dichiarazione inviata dagli Stati Uniti il 19 giugno 1995 e registrata dalla Corte:
“Quando ho visto il corpo di Ravi, giaceva sulla schiena come se stesse dormendo, il che stava a indicare che era morto in pace e solo, forse mentre riposava. Non ho notato alcuna macchia di sangue e il corpo non mostrava alcun segno di percosse. Sono stata una delle prime persone a vedere il corpo di Ravi.”
Capi villaggio locali, devoti indiani, dello Sri Lanka e stranieri, operai locali vennero a testimoniare per Swami Premananda. Importanti testimoni che erano presenti al momento dell’arresto di Swami Premananda (le cui deposizioni non sono state registrate dalla polizia, per motivi che essa solo conosce) hanno detto la verità.
Io stessa sono stata sottoposta a due severi interrogatori da parte della pubblica accusa. Quando è stato interrogato dal nostro avvocato Jethmalani l’accusatore Ambikananthan fece finta di non conoscermi e disse che quello che avevo detto di Ravi erano bugie. In realtà mi conosceva molto bene poiché mi portava la spesa da Trichy ogni settimana e mi aiutava a volte con Ravi quando era difficile.
Siamo stati tutti insultati dalla Corte e bollati come un gruppo di bugiardi che avevano cospirato per proteggere Swami Premananda. Questo significa che avrei dato una falsa testimonianza, ma io ho giurato di dire la verità. Se fosse vero dovrebbero accusarmi e mettermi in prigione. Il giudice non era affatto interessato a conoscere la verità e quello che dicevo. Dettava alla persona che doveva registrare le mie risposte e abbreviava o tralasciava alcune cose che non erano a favore dell’accusa.
I testimoni di Swami non sono folli o testimoni parziali e neppure degli illusi, come è stato affermato nel descrivere il giudice dello Sri Lanka C.V. Wigneswaran e l’ex avvocato e direttore della Bank of Ceylon S.K. Ponnambalan, perché avevano affermato di credere in Swami Premananda.
Siamo persone intelligenti, logiche e umanitarie che non sosterrebbero un assassino e un violentatore in una cospirazione di massa per farlo liberare. Swami Premananda è stato vittima di un piano sinistro e intelligente, coloro che vi partecipano stanno ingannando il pubblico e commettono gravi misfatti. Voglio dire al pubblico che è stato commesso un grave errore e una violazione della giustizia giudicando Swami Premananda e gli altri colpevoli d’omicidio.
Eppure credo fermamente che un giorno la verità vincerà, un giorno la verità su questo processo verrà rivelata.
Ella Combé
