E’ QUESTA LA GIUSTIZIA?
RACCONTO DI DUE TESTIMONI AL PROCESSO
Racconto di Renée:
Era il dicembre del 1996, mio marito ed io ci trovavamo nell’Ashram in India, quando ci chiesero se volevamo testimoniare al processo che sarebbe cominciato entro poco tempo. Eravamo rimasti turbati da tutte le accuse rivolte contro Swami Premananda e quello che sapevamo bastava ampiamente a dimostrare che era tutta una montatura. Così abbiamo accettato immediatamente sperando che la nostra testimonianza, insieme a quelle di molte altre persone, avrebbe aiutato la giustizia a far luce sulla faccenda e a far trionfare la verità. Purtroppo nel corso del processo abbiamo compreso che le cose non stavano affatto così.
Eravamo nella sala di attesa del palazzo di giustizia di Pudukottai, la giornata era riservata ai testimoni della difesa. Avevamo inteso che dovevamo essere molto attenti perché la giudice aveva la tendenza a deformare le deposizioni e guarda caso sempre in senso sfavorevole a Swami. Le cose si svolgevano nel modo seguente: il testimone rispondeva alle domande degli avvocati, nel nostro caso in inglese, e la giudice dettava le risposte a un cancelliere che le riportava direttamente su una macchina da scrivere. Ho fatto molto attenzione perché fra il rumore dei ventilatori, quello della macchina da scrivere e l’inglese con accento indiano della giudice, sempre piuttosto difficile per gli occidentali, non era facile comprendere che cosa dettasse. Una della prime domande dell’accusa fu se ero stata pagata dall’Ashram. Quale fu la mia sorpresa quando intesi che la giudice dettava esattamente il contrario. Reagii immediatamente e la giudice dovette rettificare dettando la risposta giusta. Resasi conto che comprendevo bene l’inglese e che ci sentivo bene, la giudice dettò correttamente il resto della mia deposizione.
Fra le varie testimonianze della giornata una era particolarmente importante, quella della signora Ambikananthan che abitava nell’Ashram Sri Premananda con il marito. Quest’ultimo, che veniva chiamato abitualmente Mister Ambi, era uno dei principali testimoni dell’accusa contro Swami, era proprio lui che lo aveva accusato addirittura di omicidio! Sei anni prima c’era stato un decesso nell’Ashram, si trattava del giovane Ravi colpito da una grave malattia mentale, morto di setticemia a causa delle ferite che si era procurato da sé. Ad anni di distanza Mister Ambi affermava di ricordarsi di quel cosiddetto omicidio. Quella della signora Ambi, sua moglie, rappresentava una testimonianza fondamentale perché affermava che la deposizione di suo marito era completamente falsa. Secondo le usanze indiane non era facile che una donna testimoniasse contro il marito, ma lei aveva accettato coraggiosamente per cercare di far luce sulla verità. Questa testimonianza era molto imbarazzante per l’accusa, quindi si era fatto tutto il possibile per impedirle di presentarsi. La casa della famiglia Ambi era sorvegliata dalla polizia, ma affinché la signora Ambi potesse recarsi in tribunale gli avvocati della difesa erano ricorsi ad un abile stratagemma, all’insaputa della polizia avevano spostato il giorno della sua audizione. I poliziotti non si sono insospettiti quando lei ha dichiarato che si recava al tempio, così poté sfuggire alla sorveglianza e recarsi in tribunale. Ma poco prima che iniziasse la sua deposizione ricevette una telefonata, era uno dei suoi figli che la chiamava dall’ufficio della polizia, era stato arrestato e sarebbe stato liberato soltanto se la madre avesse rinunciato a deporre in tribunale! Mi ricordo di aver sentito delle urla terribili, Latha, l’assistente principale dell’avvocato della difesa si era molto incollerita e aveva rifiutato categoricamente di continuare i dibattiti se il figlio della signora Ambi non fosse stato liberato. Dopo qualche tempo fu liberato, l’udienza riprese e la signora poté fare la sua dichiarazione affermando categoricamente che suo marito era un bugiardo. Uscendo dalla sala dichiarò che non poteva rientrare a casa perché suo marito l’avrebbe uccisa. Chiese di potersi rifugiare nell’Ashram e poiché avevamo un taxi a nostra disposizione le proponemmo di accompagnarla in macchina. Ricordo che aveva tanta paura di essere arrestata dalla polizia che si coprì tutto il viso con un velo, alla maniera delle donne musulmane per non essere riconosciuta.
Racconto di Xavier:
Il giorno dopo continuava l’audizione dei testimoni della difesa. Poiché mia moglie aveva testimoniato il giorno prima non venne in tribunale. Ero nella sala di attesa insieme ad altri testimoni quando una macchina della polizia entrò e parcheggiò nel mezzo del cortile del palazzo di giustizia. Oltre ai poliziotti ne uscì un giovane che rimase appoggiato alla macchina guardandoci con sorriso ironico. Era Anand Mohan uno dei principali testimoni dell’accusa. Forse si mostrava per influenzare i testimoni mostrando i suoi eccellenti rapporti con la polizia. Poi dalla macchina uscì una ragazza, non la riconobbi immediatamente perché era molto cambiata, ma era Suresh Kumari, la ragazza che aveva dato la famosa intervista al quotidiano Indian Express, affermando di essere stata vittima di violenze sessuali e scatenando tutto quello che ne era seguito. Era nota ai visitatori dell’Ashram perché aveva una bella voce e spesso animava le sedute di canti devozionali nel tempio. Per motivi che ignoro tutti la chiamavano Baby. Quale cambiamento, ricordavo una ragazza semplice, mentre ora era riccamente vestita con un magnifico sari di seta e doveva essere appena uscita dal parrucchiere con una permanente di tipo occidentale. Era questa la persona che tutta la stampa aveva presentato come una vittima? Camminava con un’aria fiera, ma io non potevo fare a meno di pensare alla ventina di altre ragazze dell’ashram che erano state prelevate dalla polizia, torturate e mantenute sotto custodia per più di due anni. Non erano forse loro le vere vittime dei media e della polizia? La ragazza aveva l’aria trionfante e si diresse verso la sala dei testimoni della difesa, a questo momento ho compreso che voleva far pressione su sua madre che doveva testimoniare quel giorno. Come la signora Ambi aveva testimoniato contro suo marito, così la madre di Baby veniva ora coraggiosamente a testimoniare contro sua figlia per difendere la verità. A quel momento ho bloccato la porta per impedire a Baby di esercitare pressione su sua madre, che ha potuto testimoniare liberamente.
Poi fu il mio turno. Mia moglie mi aveva raccontato che bisognava essere molto attenti durante la trascrizione delle deposizioni, per cui ero in guardia. Infatti alla prima domanda compresi che la risposta dettata dalla giudice al cancelliere era esattamente il contrario di quello che avevo detto. Come il giorno prima, a seguito della mia protesta la giudice ha corretto la risposta e non ha più tentato di modificare quello che dicevo. Ma che cosa sarebbe successo se Renée e io non avessimo compreso bene l’inglese? A quanti altri testimoni sono state falsate le testimonianze senza che se ne accorgessero?
Al termine del processo mio moglie ed io avevamo più di un motivo per essere inquieti. Se oltre al comportamento parziale dei media e della polizia anche la giustizia faceva prova di parzialità, che possibilità c’era di avere una sentenza giusta? Purtroppo i fatti non hanno fatto che confermare i nostri timori. Sono ormai più di dieci anni che cinque persone (uno è stato liberato e un altro è deceduto nel frattempo) sono mantenute ingiustamente in prigione, non solo per crimini di cui sono innocenti, ma per crimini che non sono mai stati commessi! Tutto a causa di false testimonianze, arresti arbitrari, minacce, torture e corruzione. Chi si nasconde dietro questa operazione e chi ha finanziato questo complotto? Una cospirazione del genere può essere stata organizzata da persone come Baby, una quindicenne, Anand Mohan, alcolizzato e drogato, Ambi, geloso perché Swami non lo aveva nominato suo segretario particolare? Non possiamo fare a meno di pensare che questa sia soltanto la punta dell’iceberg e che alle loro spalle abbia agito una potente organizzazione che ha favorito questa cospirazione. Chi è che Swami Premananda potesse disturbare a tal punto? Sapremo un giorno la verità?
Renée e Xavier Van Bambeke
Belgio
