INTERVISTA CON MR. WIGNESWARAN
GIUDICE IN PENSIONE DELLA CORTE SUPREMA DELLO
SRI LANKA A PROPOSITO DELLA RECENTE SENTENZA
CONTRO SWAMI PREMANANDA
Domanda: sig. Wigneswaran, nella sua veste di giudice della Corte suprema ed essendo a conoscenza di tutti i fatti del processo, come ha reagito alla notizia che la Corte suprema dell’India ha confermato la condanna contro Swami Premananda nella sentenza del 5 aprile 2005?
Wigneswaran: ono rimasto molto sorpreso, perché normalmente ci si attende che la Corte suprema di un paese sia spassionata, imparziale e corretta. Ci si aspetta che esamini le precedenti irregolarità del processo ed emetta un’opinione ponderata. Invece mi sono accorto che anche questa sentenza è dello stesso tipo di quelle emesse dalle altre Corti e questo mi ha sorpreso. Hanno preferito attenersi agli accertamenti fatti delle Corti inferiori, fatto molto scoraggiante, perché per esempio aver permesso che venisse usata la forza per ottenere determinate dichiarazioni dai testimoni è veramente qualcosa di aberrante. Non mi aspettavo che la Corte suprema agisse in questo modo. Mostra soltanto che in questo processo ci sono stati molta parzialità e pregiudizio che sono entrati anche nella mente dei giudici, mentre loro dovrebbero essere assolutamente imparziali. Per me è stata quindi una sorpresa e sono rimasto molto triste e angosciato a causa della sentenza.
Domanda: in veste di giudice come commenterebbe i motivi esposti dai giudici o le spiegazioni date per aver confermato la sentenza delle Corti inferiori?
Wigneswaran: questo è un esempio in cui ho sempre affermato sin dall’inizio che non c’era nessun caso. Tutto sarebbe finito nell’ufficio della polizia, se la polizia fosse stata veramente interessata ad accertare effettivamente e in modo imparziale quello che era accaduto. Sarebbero giunti alle loro conclusioni riguardo alla falsità delle accuse e non avrebbero nemmeno registrato il caso. Ma in questo caso la polizia preleva tutti i testimoni e li tiene sotto controllo fino a quando il processo è finito. I testimoni sono stati trattenuti senza preavviso, non hanno mai potuto vedere i genitori o altre persone care e questo spiega come siano state ottenute le loro deposizioni. I giudici erano interessati a imprigionare Premananda per motivi che ben conoscono, anziché cercare la verità. Per loro l’innocenza dell’accusato non aveva importanza. In realtà per qualsiasi giudice perspicace non sarebbe stato difficile scoprire la verità se non fosse stato vittima di un pregiudizio, poiché l’accusato era uno Swami. Sono stato molto sorpreso che tutto ciò non sia stato rilevato dalla prima Corte, dall’Alta Corte e ora dalla Corte suprema dell’India. Non depone certo a vantaggio dell’acume dei giudici.
Se volete sapere come avrei esaminato questo caso particolare vi dirò che anzitutto qualsiasi giudice avrebbe verificato tutti gli elementi. Alcuni passi sono stati fatti dalla polizia che molto astutamente ha usato i testimoni tenendoli in custodia. Anche quando erano nella Women’s home, erano sotto la direzione e la custodia della polizia che li ha utilizzati per ottenere il tipo di prove che volevano ottenere contro Swami. Le ragazze erano state preparate a forza a dare false testimonianze. Questo tipo di azione non sarebbe sfuggita a nessun giudice attento e imparziale.
Questo mi rende veramente triste, non penso che se questo caso fosse giunto qui nello Sri Lanka i giudici avrebbero agito allo stesso modo. E’ evidente che c’è stato un enorme pregiudizio provocato dai media, dai giornali, che facevano circolare in città ogni sorta di storie, nessuna delle quali era vera. In maggioranza erano assolutamente false, poi c’erano alcune mezze verità fatte per intaccare la reputazione di Swami. Erano tanto sensazionali che i giudici ne sono stati convinti. Questa è la cosa più disarmante perché in questi casi i giudici non dovrebbero prendere parte nei casi e credere che la cosa possa essere accaduta, per poi concludere che deve essere accaduta. Non è in questo modo che si emettono le sentenze. Si parte da presupposti sbagliati dicendo che Swami era una specie di Satana, una persona che doveva essere religiosa si era comportata come Satana e così via. Non è questo il modo di agire, il giudice avrebbe dovuto esaminare tutto il caso in modo spassionato, passo per passo, scoprendo la verità, perché il processo era arrivato attraverso la prima Corte e l’Alta Corte e nel processo erano comparsi alcuni degli avvocati più famosi dicendo che c’erano parecchie irregolarità. Non riesco a capire perché questo non sia stato fatto. Per esempio, all’inizio il giudice aveva detto: “Questo è un classico esempio di come l’insaziabile impulso sessuale di Swami Premananda abbia condotto a violenze sessuali su 13 ragazze e all’uccisione di Ravi”. Questo significa che aveva già deciso che questa era la verità e quindi gli restava soltanto da trovare le prove per poter dire che Swami aveva veramente commesso tutti questi misfatti. Non è questo il modo di procedere dei giudici, devono cominciare dall’inizio, vedere come la polizia aveva presentato il caso, esaminare le prove e le testimonianze, poi esaminare le testimonianze a favore dell’accusato, rivedere tutti gli aspetti e giungere ad una conclusione. E’ triste costatare che questo non il tipo di giudizio che ci si attende da una Corte suprema dell’India, che sembrava godere di un’alta stima. Questo perché l’India è una nazione che rispettiamo molto perché è la patria della spiritualità, che i giudici possano emettere una sentenza del genere è incomprensibile.
Domanda: nella sentenza Swami è stato condannato ad un doppio ergastolo. La Corte suprema ha dichiarato che non esiste possibilità di remissione o di amnistia. Lei è d’accordo?
Wigneswaran: ancora una volta notiamo il pregiudizio, i giudici ne erano tanto convinti da credere che Swami sia un Satana diabolico, quindi sono trascesi dai loro poteri, perché loro devono emettere una sentenza mentre la questione della remissione spetta al potere esecutivo. Tutto ciò mostra quanto sia stato forte il loro pregiudizio, mentre i giudici non devono essere influenzati, devono esaminare ogni processo in modo spassionato. In questo esempio i giudici per motivi che conoscono bene, o a causa dell’entusiasmo di punire una persona che ritengono un criminale diabolico hanno trasceso i limiti del loro poteri sul modo di emettere le sentenze. Penso che non sia giusto da parte loro e il potere esecutivo non dovrebbe preoccuparsi di quello che hanno detto i giudici. L’esecutivo potrebbe riesaminare il caso e accertare se vi sono motivi cogenti e adeguati da considerare riguardo alla remissione delle sentenze.
Non ci resta che sperare che la verità su questo caso venga presto scoperta e che sia fatta giustizia per Swami e per gli altri carcerati innocenti.
Intervistatore: la ringrazio signor Wigneswaran
